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Contemply Srl nasce dalla volontà di un gruppo di art advisor italiani di diffondere e valorizzare l’arte come "bene rifugio" in un momento di grande confusione dei mercati economici e finanziari. Il mercato dell’arte contemporanea è per quasi il 97% in mano ai mercati internazionali (USA, Inghilterra, Cina), mentre all’Italia, patria dell’arte mondiale, resta un misero 3%. Questa percentuale così bassa deriva dalla mancanza di comunicazione e sviluppo marketing dei nostri artisti e delle loro opere sui mercati internazionali.

Da questo vuoto di mercato parte il progetto Contemply.

Contemply assicura il successo di un artista contemporaneo con: marketing e comunicazione, mostre nazionali ed internazionali, esposizioni all’interno di istituzioni museali, progetti site-specific in luoghi di interesse pubblico, collaborazione attiva con critici d’arte, battute d’asta e vendita sul mercato. Oggi Contemply vanta grandi collaborazioni con Silverstein Properties di New York, grande gruppo immobiliare (oltre 50 Miliardi di $ di fatturato), proprietari del Word Trade Center, con la Galleria Agorà New York, Nancy’s Gallery Shangai - Soho Gallery New York – Indra Public Relation, LLC New York.

 

Lloyd’s – Lockton Group

Grazie alla proficua collaborazione con il più grande broker privato al mondo, ogni collezionista è assicurato per “tutti i rischi” con i Lloyd’s, il più importante mercato assicurativo mondiale. Il nostro insurance broker Lockton, per il tramite della sede italiana PL Ferrari – Arte (www.plferrari-arte.com), garantisce tutte le opere d’arte, vendute da Contemply, sia che si trovino nella tua abitazione, o presso un caveau nonché quando le stesse vengono cedute in prestito per esposizioni temporanee. La garanzia è prestata per l’intero valore pagato dall’investitore essendo questo, accettato dagli assicuratori.

Dall’ultimo World Wealth Report, emerge che il patrimonio degli HNWI mondiali, ovvero di coloro che hanno investito 1 milione di dollari o più in asset, escludendo la residenza principale, beni da collezione, beni di consumo e durevoli, ha riportato una riduzione del 3%; detta riduzione è stata trainata dal rallentamento dei mercati azionari e delle economie regionali, con Asia-Pacifico, e soprattutto Cina, tanto da rappresentare il 25% del declino del mercato globale nel 2018. Ancor più ampia è stata la riduzione del patrimonio degli Ultra-HNWI con 75% del calo generale della ricchezza degli HNWI.

Dati non trascurabili dalle società del Wealth Management che, pur godendo della fiducia dei loro clienti, si trovano costrette a migliorare le performance aziendali e ad ottenere un più ampia fiducia degli stessi attraverso un uso efficace delle tecnologie di nuova generazione, riducendo gli asset azionari a beneficio di asset più stabili e redditizi quali, ad esempio, opere d’arte o settori alternativi.

L’Italia, che si colloca in decima posizione nella classifica dei principali “patrimoni personali” con oltre 250 mila “ricchi”, ha assistito ad una brusca virata verso mercati meno volatili, spostandosi di ben il 13%, con un incremento del 4%, su asset più stabili e remunerativi tra i quali spicca il mercato dell’arte.

Il mercato delle belle arti dimostra una maturità che gli consente di affermarsi come un vero e proprio investimento alternativo. In venti anni, il fatturato mondiale del mercato dell’arte ha conosciuto una crescita del 456% passando da 34 a 59 paesi attori del mercato dell’arte. Dal 2000 al 2014 sono stati costruiti più musei che nei due secoli precedenti, musei che, nota il rapporto, hanno sempre più una vocazione imprenditoriale. Negli ultimi cinquant’anni l’investimento in arte ha dato rendimenti medi annui del 10,5% (cfr. Art Capital Partners - Private Banking and Asset Management Forum,Milano) e gruppi come Microsoft, Deutsche-Bank o J.P. Morgan sono tra i più grandi investitori in opere d’arte contemporanea al mondo. Banca Intesa, ad esempio, detiene una delle più grandi collezioni d’arte privata. L’88% delle banche considera oggi l’arte un focus strategico che comincia a incidere in maniera sempre più sostanziosa sulla gestione del patrimonio dei propri clienti. L’arte come parte integrante della gestione patrimoniale: l’arte è un trend ormai consolidato: 9 gestori patrimoniali su 10 infatti affermano che i beni artistici e gli oggetti da collezione debbano essere inclusi nell’offerta di servizi proposti. Il valore investito in arte e oggetti da collezione da parte dei clienti che nel 2016 ammontava a 1.600 miliardi di dollari, ammonterà a 2.700 miliardi entro il 2026. Si tratta di una cifra davvero consistente che conferma l’urgenza di sviluppare servizi ad hoc per rispondere alle esigenze di una clientela in espansione.

  1. L’86% dei private banker e il 77% dei family office sottolinea la necessità di includere l’arte e i beni da collezione nelle soluzioni di gestione patrimoniale.
  2. Il 69% dei gestori patrimoniali intervistati ha dichiarato di aspettarsi che i propri clienti vogliano includere l'arte e altri beni da collezione nei loro wealth report.
  3. La costituzione di una stretta relazione tra gli operatori del wealth management e del settore dell’arte risulta quindi indispensabile per poter fornire una value proposition completa e di valore.

Importante:

  1. La plusvalenza ottenuta da una vendita occasionale di un’opera d’arte in Italia non è tassata, in ambito extra commerciale.
  2. L’opera d’arte è come un libretto al portatore, garantisce assoluta privacy al proprietario e non comporta tassazione.
  3. L’investimento in opere d’arte può essere deducibile dalle tasse dai professionisti e dalle aziende.
  4. Le banche sono istituti sempre meno sicuri per i capitali. Le regole sulla trasparenza e l’obbligo di trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati più importanti hanno compromesso il segreto bancario.
  5. Le norme sul pignoramento presso terzi hanno reso i conti correnti aggredibili dal fisco e dai creditori. E ora c’è il rischio che i risparmiatori possano essere chiamati a rispondere dei debiti dell’istituto di credito.

 

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